SANTO ADRIA: SIGNIFICATIVA OMELIA DEL VESCOVO KAUBECK PRONUNCIATA IN CATTEDRALE NELL’EPIFANIA DEL 1874.

E’ passato quasi un secolo e mezzo dal 6 gennaio 1874 quando, con felice sorpresa di tutti i presenti (fedeli e clero) il Vescovo Emmanuele Kaubeck pronunciò la singolare omelia dedicata a Santo Adria ed alla sua famiglia, resa martire nel 259 durante la persecuzione dell’imperatore Valeriano (253-260). Mons. Kaubeck, già canonico della Cattedrale di Adria, governò la Diocesi dal 1871 al 1877 in condizioni di estrema precarietà. Consacrato Vescovo il 30 novembre 1871, per ottenere il riconoscimento della nomina episcopale da parte dello Stato Italiano, dovette attendere fino al 1876, un anno prima della morte. Questo con gravi conseguenze sul governo della Diocesi. Basti pensare che, nei sei lunghi anni di attesa, il Vescovo dovette adattarsi a risiedere nel Seminario, essendogli persino impedito l’accesso al suo episcopio. L’omelia sul Santo Martire Adria, ben articolata nella forma e profondamente curata nella catechesi, uscita recentemente dalle carte dell’Archivio Capitolare, lascia dunque trasparire le profonde amarezze del Pastore della Chiesa di Adria e quelle ancor più cocenti del Pontefice Pio IX, segregato in Vaticano dopo la presa di Roma (20 settembre 1870). In quegli anni era in atto una vera e propria persecuzione contro la Chiesa, alimentata dalle sette anticattoliche e dalla Massoneria come rilevava lo stesso Pontefice nell’enciclica “Etsi Multa Luctuosa” emanata il 21 novembre 1873. L’esaltazione del Martirio quindi, in un momento di così grave attacco alla Chiesa, costituiva un incitamento pressante per i fedeli a “ricorrere col pensiero ai primi secoli del Cristianesimo” quando sulle orme di Gesù i seguaci “opponevano la mansuetudine dell’agnello alla ferocia dei lupi propugnando in pari tempo la propria fede con alacrità e costanza”. “E ciò appunto si fa al presente – concludeva il Prelato – perché la fede si ravviva sempre tanto più, quanto più aspra è la guerra che le vien mossa”. Anche oggi la Chiesa è sotto attacco come lo era un secolo e mezzo fa e come lo fu da sempre (“Se hanno perseguitato me, perseguiteranno pure voi”, Gv.XV,20). Ecco allora che le figure dei primi Martiri, come la stella che guidò il cammino dei Magi, vengono ad illuminare di luce viva la strada che conduce alla Salvezza. Con questo intendimento il Vescovo Emmanuele volle offrire come “dono gradito ai buoni Adriesi” la storia vera di una famiglia idolatra convertita al Cristianesimo da Ippolito, cittadino romano che conduceva vita di preghiera nelle catacombe e ammaestrava i gentili nella dottrina cristiana, seguendo gli insegnamenti di Papa Stefano (254-257). Inizialmente Adria, ch’era un benestante, respinse l’invito di farsi cristiano per timore di venire spogliato dei suoi averi ed anche condannato a morte. Come lui, pensava anche la moglie Paolina (sorella di Ippolito) che aveva dato ad Adria due figli meravigliosi: Maria (13 anni) e Neone (10 anni). Quando però assistettero al miracolo della guarigione di un ragazzo paralitico battezzato da Ippolito, ne ebbero tale meraviglia che decisero all’istante di farsi cristiani. Ricevuto il battesimo, Adria e Paolina non ebbero più alcun timore di perdere i loro averi, adoperandosi essi stessi per condividerli con i più poveri. Venuto a conoscenza di queste elemosine l’imperatore Valeriano fece cercare il donatore che venne catturato con tutta la famiglia e consegnato al terribile Giudice Secondiano. Dopo tante tribolazioni e indicibili torture l’intera famiglia di Adria fu sottoposta al martirio e, con essa, anche Ippolito che ne aveva curato la conversione. Per la singolare omelìa il Vescovo Kaubeck aveva tratto ispirazione da un antico testo del cardinale Cesare Baronio (1538-1607), ma anche dalla “Storia Universale della Chiesa Cattolica” dell’Abate Rohbacher, stampata a Torino nel 1864-1865. Le reliquie furono rinvenute a Roma nel novembre 1933, presso la chiesa di Sant’Agata dei Goti dove furono uniti nella Passio con altri Martiri coevi. Il Martirologio Romano al 2 dicembre recita: “A Roma i santi Martiri Eusebio Prete, Marcello Diacono, IPPOLITO, Massimo, ADRIA, PAOLINA, NEONE, MARIA, Mastana e Aurelia, i quali tutti compirono il martirio nella persecuzione di Valeriano, sotto il Giudice Secondiano” (G. Sicari: “Reliquie Insigni” e “Corpi Santi” a Roma, Ed. Ama Roma, 1998). (Aldo Rondina)     

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