DON ANTONIO DONA’ DIFENSORE DEI DEBOLI

DON ANTONIO DONA' MONS. ANTONIO DONA'

 

Nella primavera dell' anno 1974, don Antonio Donà e don Arnaldo Saltarin, partirono dalla parrocchia di San Bortolo verso la nascente missione diocesana in Brasile.

Li attendeva, all' arrivo all'aeroporto di Salvador da Bahia, don Gianni Boscolo, partito un anno prima e già inserito in quella diocesi di Caetité, nel profondo Nordest del Brasile che sarà, per 41 anni, fonte del nostro servizio missionario diocesano.

Don Gianni era stato inviato, dal Vescovo di allora, nella parte più a Ovest della diocesi, dove la terra rossa dei monti Gerais accompagna, ancora oggi, il viaggiatore fino ai bordi del grande Rio Sào Francisco.

A quel tempo la diocesi di Caetité, vasta come la Svizzera, con 500.000 cattolici, aveva una ventina di parrocchie di estensioni smisurate e neanche 20 sacerdoti per accompagnare le comunità.

Quasi inutile ricordare che le strade asfaltate, l' energia elettrica, l'acqua potabile e il telefono erano solo sogni.

A don Gianni, don Antonio e don Arnaldo quel Vescovo, il Carmelitano mons. Eliseu Maria Gomes de Oliveira, affidò appunto le quattro parrocchie più remote dal centro della diocesi: Urandi, Pindai. Sebastià'.o Laranjeiras e Malhada do Sao Francisco.

Per spostarsi su quelle piste furono obbligati a munirsi di una vecchia Jeep a benzina. Quando le strade migliorarono iniziarono ad usare i "maggioloni" Volkswagen.

I nostri sacerdoti si spesero senza misurare le forze e, annunciando il Vangelo, si preoccuparono della promozione umana di quelle persone.

Solo per fare un esempio, a quel tempo la Scuola Media, che seguiva ai quattro anni delle elementari, era una possibilità per poche famiglie.

Ebbene, tra le altre cose, i tre coraggiosi aprirono con le dovute autorizzazioni statali, la prima Scuola Media del municipio di Sebastiao Laranjeiras, e don Antonio Donà ne fu il primo preside. Anni dopo i tre si divisero: a don Gianni furono affidati compiti diocesani, terminati i quali lui partì per Salvador da Bahia, come insegnante dell' Università.

Nel 1977, al ritorno da un soggiorno veloce in Italia, sempre mons. Eliseu, Vescovo, affidò a don Antonio un'altra porzione di territorio, più al centro della diocesi: le parrocchie di Caculé, Ibiassucé, Rio do Antonio e Ibitira.

Don Arnaldo, rimasto nelle vecchie parrocchie, lo seguirà a Caculé un paio di anni dopo.

In quei centri, più avanzati dal punto di vista socio-economico, il nostro don Antonio vide altre necessità, come la grave difficoltà nel campo sanitario.

I benestanti potevano spostarsi a San Paolo del Brasile per essere curati, i poveri dovevano cercare rimedio nelle mani dei curandeiros.

Fuzionava nel 1977 a Caculé una piccola Maternità, gestita da una associazione beneficente.

Don Antonio, incoraggiato dal Vescovo e sostenuto dalla carità della Chiesa Tedesca e della Chiesa Adriese, la trasformò in un piccolo ma funzionale ospedale con il suo Pronto Soccorso e qualche strumento per piccole chirurgie di urgenza.

Qualcuno a Rovigo dovrebbe ricordare l' Operazione Cacule'. Raccolta di carta, vestiti usati e ferrovecchio, ma anche donazioni di prezioso materiale sanitario per il nascente Ospedale, che divenne una opportunità straordinaria per tanti poveri di quel territorio. La diocesi di Caetité, all' inizio, tentò di dirigerlo direttamente, ma ben presto le difficoltà create dalla gestione del personale, consigliarono di affidarlo a questa associazione.

Questa consegna fu fonte di grande tristezza, più per don Antonio che si era esposto maggiormente. Don Antonio sognava un ospedale per i poveri ma non sempre si rivelò così. lniziarono malintesi, sofferenze e profonde delusioni. I poveri si schierarono dalla sua parte ma le incomprensioni aumentavano. Nel 1978 fondò il "Clube de Màes" per l' assistenza a tutto campo delle donne della periferia.

Nel 1979, poi, don Antonio fu spettatore di una scena incresciosa. Una signora, forse ubriaca, venne picchiata in piazza dalla polizia. Il nostro sacerdote denunciò il fatto e il poliziotto fu allontanato.

Molti apprezzarono, ma altri, per non esporsi, tacquero e si allontanarono da lui.

E nei primi mesi del 1980 don Antonio, dopo 7 anni di missione, chiese di rientrare in Italia anticipatamente.

Sfibrato dalla pesantezza del lavoro missionario in quattro parrocchie, pur avendo gioito per il ricongiungimento con don Arnaldo, e addolorato per il vedere svilupparsi una realtà diversa da quella tanto sperata.

Il 26 gennaio 1981, proprio il giorno del suo 35° compleanno, lui mi accolse ali' aeroporto e mi accompagnò nei miei primi passi brasiliani.

La sera 13 giugno dello stesso anno, dopo aver celebrato la festa del Patrono, nella cittadina di Rio do Antonio, senza tornare a Caculé a prendersi le sue poche cose, sali sull'autobus che lo portava, dopo 24 ore di viaggio, all'aereo per l'Italia.

Di tutte queste vicende tristi che aveva vissuto nell'ultima parte della missione non me ne parlò mai, pur avendo passato mesi assieme.

E forse non ne parlò mai nemmeno a chi lo accolse al ritorno in Italia e a voi. Solo dopo la sua partenza la gente si avvicinò a me per dirmi: "Abbiamo perso un grande uomo, saggio, intelligente e dalla parte dei poveri".

 don Gabriele Fantinati

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