CI HA LASCIATO MARIO DOATI

Se ne è andato mio fratello Mario

Oggi non voglio parlare di cose brutte più o meno importanti, oggi voglio parlarvi di un uomo che se ne è andato per sempre e che con questo suo ultimo viaggio, verso la Casa del Padre, ci ha veramente spezzato il cuore. Quest’uomo è mio fratello Mario. Vorrei gridare al mondo il mio dolore e invece la sua morte non troverà spazio sui giornali, ma nessuno gli darà il risalto che merita, e pensare che uomini come lui, oggi, se ne trovano davvero pochi.

Certo due righe non basteranno a raccontare che persona era, ma chi lo ha conosciuto sa che è stato un grande buon uomo.

Per noi fratelli, sua moglie, i due figli, i nipoti ed i familiari tutti è stato anche un grande papà, marito e un grande uomo. Ci ha insegnato a guardare in faccia la vita senza paura, a lottare per affermare i propri ideali, ci ha insegnato anche la lealtà, la sincerità, la disponibilità, la tenacia, la bontà, l’umiltà e ci ha trasmesso la sua Fede semplice e profonda.

La sua non è stata una vita facile, ma certamente è stata una vita intensa. Il suo servizio di Carabiniere fino alla pensione, il suo aiuto ai figli nelle loro attività imprenditoriali prima e nel sostegno nei momenti del bisogno poi, nel sostegno alla Comunità parrocchiale (allievo di mons. Mario Furini e successore di Nando Ferrara) con il servizio in Cattedrale fino a quando le forze lo hanno sostenuto, è stato il suo impegno preponderante esercitando la sua genialità e la sua disponibilità sempre vivace e serena.

Negli ultimi tempi la malattia – con una rapidità inconcepibile - gli ha tolto tante sue potenzialità ma lui è rimasto sempre combattivo con una incredibile forza di volontà, senza lamentarsi, fino alla fine.

Vederlo non avere più la forza di impegnarsi ogni giorno in qualcosa di utile per la comunità parrocchiale: l’apertura della chiesa di buon mattino, il riordino degli altari e l’accoglienza dei primi fedeli mattinieri, l’aiuto ai sacerdoti anche per il servizio religioso sempre puntuale e preciso; è stato anche il primo custode del Museo della Cattedrale e valido collaboratore manutentore del Teatro Ferrini. Ora che il suo spirito è libero, possiamo essere certi che da lassù ci guiderà e accompagnerà per il resto della nostra vita, e questo ci da un grande conforto.

Caro Mario ci mancherai tantissimo. Sappiamo però che dove sei ora, stai finalmente bene e che in realtà ci hai lasciato solo per un attimo, perché tu ci sarai sempre accanto fino a che ci ritroveremo in Paradiso.”

francesco

ALCUNI RICORDI SIGNIFICATIVI

MARIO DOATI 1jpg

 DON LUCA BORGNA

Caro Francesco, oggi non c'ero ma vi ho ricordati. Ho pensato molto in questi giorni ai momenti trascorsi assieme a Mario in chiesa, in canonica e nella vita pastorale. In particolare ho ricordato i giorni della malattia di don Mario, alla discrezione e all'aiuto sempre pronto che ha offerto. Ho pensato alle attenzioni avute verso di noi sacerdoti, anche in cucina. Ho pensato anche alla testimonianza di fortezza che ci ha dato nella malattia, nonostante non gli mancassero i pensieri per la sua famiglia. So anche che per te rappresentava una sicurezza per le necessità quotidiane. Vi ricordo nella preghiera tutti, perché non venga meno la consapevolezza che il Signore condivide le nostre gioie e anche i nostri pianti, e non fa mancare la sua mano.

Celebrazione Esequiale di Mario Doati – Cattedrale di Adria  24/10/2018

di mons. Antonio Donà – Arciprete della Cattedrale

 Mario carissimo

         Siamo qui con te, in questa chiesa dove ti ho incontrato la prima volta e oggi è già l’ultima. In questa chiesa che sentivi, amavi e servivi come la tua casa.

Ci precedevi tutti, al mattino presto, per aprire le porte, accendere un lumino davanti all’altare del SS. mo  e della Madonna, per preparare l’altare della prima Messa.

Eri contento di farlo, di iniziare le tue giornate così: con questo umile servizio e con il tuo sguardo rivolto al Signore, con il quale eri entrato in confidenza, anche se esternamente non lo davi a vedere.

All’inizio quando sei tornato in questa Città, che avevi lasciato da giovane per spirito di avventura e, poi, per intraprendere la professione di carabiniere, che avrebbe “contagiato” un po’ tutti i tuoi di famiglia – figli e fratelli -, all’inizio devi aver sorpreso non poco i tuoi concittadini: eri per tutti “il carabiniere”, che non aveva studiato per fare il sagrista. Svolgevi bene il tuo nuovo compito.

Puntuale, fedele, discreto. Persona dal cuore buono, sincera e in pace! Nonostante le ferite, le amarezze che la vita non ti ha risparmiato.

Di quante piccole attenzioni eri capace.

Tu c’eri e su te si poteva contare.

E come non ricordare la tua premurosa e devota vicinanza a don Mario Furini, nei giorni, specialmente, della sua dolorosa Via Crucis, per la quale anche tu saresti dovuto passare. Ho saputo che, sull’esempio da Lui lasciato, anche i tuoi occhi saranno un dono per chi ne avrà bisogno: così qualcosa di te resterà vivo su questa terra.

Dal 14 settembre, giorno in cui nel calendario della chiesa si fa memoria della Santa Croce, non ti abbiamo più visto in mezzo a noi. Dopo pochi mesi di lotta contro gli assalti di un male impietoso, sei stato costretto a lasciare tutto e tutti, facendoci capire ch’era giunto il momento di vegliare e pregare per te. Con tanta umana fatica, con immensa pazienza, hai portato la tua croce fino all’ultima tappa. Sempre sorretto, devo dirlo (tu vuoi che lo dica !), tenuto affettuosamente per mano dai tuoi cari: la tua sposa e i tuoi figli; accompagnato (ne avevi bisogno) dall’abbraccio dei tuoi fratelli e nipoti, e di tante persone che sono venute anche oggi a piangere con loro e a pregare per te.

Una preghiera che oggi non è fatta di.. parole, e non fa più domande. Che ci aiuti a placare i pensieri e i sentimenti che turbano il nostro cuore di fronte all’oscurità impenetrabile della morte; capace di “aspettare in silenzio la salvezza di Dio”, come ci suggeriva la lettura di questa Messa, “perché le grazie del Signore non sono finite e non sono esaurite le sue misericordie”. Ce lo ricordava anche una breve lettura della scorsa domenica, l’ultima per te su questa terra ”abbiamo lassù un ‘Sommo Sacerdote’ grande, che è passato attraverso i cieli: Gesù il Figlio di Dio. Egli conosce, sa prendere parte alle nostre debolezze essendo stato Lui stesso messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato”. “In ogni cosa”, cioè in tanti aspetti della vita difficili, pesanti, faticosi …

“Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, così da essere aiutati al momento opportuno” (Eb.).

Tu, carissimo Mario, non hai più bisogno di queste parole, perché sei nella Luce di Dio: ora sai, vedi e comprendi.

Ma noi sì, ne abbiamo bisogno.

Abbiamo bisogno di essere aiutati ..!

 

 

I commenti sono chiusi