ALCUNI RICORDI DI MONS. MARIO FURINI

Omelia per don Mario del Vescovo Pierantonio Pavanello

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"Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito". Quando lunedì sera sono stato raggiunto dalla notizia della morte di don Mario, mi sono venute alla mente spontaneamente queste parole di Gesù. Qualche giorno prima gli avevo fatto visita ed ero rimasto profondamente colpito dalla consapevolezza e dalla lucidità con cui si stava preparando all’ultimo decisivo passaggio della sua vita. "Sono pronto!" aveva detto più volte a chi gli stava vicino: era pronto a consegnare al Signore la propria vita, perché da sempre si era allenato a donare se stesso nel servizio di Dio e dei fratelli.

Credo che in tanti in questi mesi ci siamo chiesti dove trovava la forza di continuare, nonostante la malattia, il suo ministero: intuivamo che non si trattava di un disperato tentativo di aggrapparsi alla vita, ma di un dono che gli veniva da una fede profonda nell’aiuto del Signore. Del resto chi lo ha conosciuto, come insegnante in Seminario, come direttore della Casa del clero, come parroco a Santa Rita, Panarella, San Bortolo e qui in Cattedrale ha sempre percepito di trovarsi di fronte ad un uomo e ad un prete, che nella sua umiltà e discrezione, manifestava doti non comuni di intelligenza, di saggezza e soprattutto di grande carità e spiritualità.

 Potremmo dire che la sua grandezza era proporzionale alla sua umiltà e alla sua discrezione. Molti di noi potrebbero raccontare episodi in cui hanno potuto toccare con mano i frutti della fede e della carità di questo sacerdote, frutti tanto più grandi quanto nascosti: don Mario infatti non amava mettersi in mostra.

Una sua parrocchiana di san Bortolo, così si esprimeva nel momento del congedo da quella parrocchia: "Una vecchia 'Atala nera' appoggiata ai muri delle case più povere, delle famiglie più infelici, provate da lutti recenti, ecco il segno silenzioso e discreto, ma ricco di condivisione e compassione, della presenza di don Mario. La sua macchina un comodo e disponibile mezzo di trasporto per i tanti preti anziani e ammalati, che andava a prendere per portarli in parrocchia a concelebrare e per chiunque ne avesse bisogno. Venuto tra noi in punta di piedi, ha mantenuto l’inconfondibile stile 'in punta di piedi'.

Don Mario non contava sulle sue doti e sulle sue capacità umane. Il segreto della sua forza d’animo stava proprio nella fiducia nel Signore: sapeva abbandonarsi al Signore e cercare sempre la sua volontà. Nel testamento, datato 15 aprile 2016, dopo aver ringraziato il Signore per averlo sorretto giorno per giorno nella sua esperienza sacerdotale con la sua fedeltà amorosa, egli scrive: "Tutto questo mi ha sempre dato e ancora mi dà una carica di fiducia, di coraggio e di speranza, particolarmente in quest’ultimo periodo di prova per la salute".

 Il richiamo alla fiducia poi è stato particolarmente sottolineato da don Mario, nella breve ma intensa omelia tenuta qui in Cattedrale, domenica 26 giugno, in occasione del 50° della sua ordinazione sacerdotale: 'Vivo questo speciale anniversario nella luce di quell’anno della misericordia che stiamo celebrando e che costituisce un tempo di grazia per tutti noi e che mi aiuta anche a far verifica con fiducia di questi cinquant’anni di sacerdozio. Certamente nel mio cuore mi è sorta spontanea la doverosa domanda: ho saputo rispondere con amore e fedeltà a tanta grazia che ho ricevuto? Mi conforta il pensiero che i bilanci li fa il Signore, a me affidarmi alla sua grande misericordia con il dovere sentito (grande) della lode e della riconoscenza. Il Vangelo di questa domenica ci parla del lungo viaggio che Gesù intraprende dalla Galilea a Gerusalemme Non si tratta solo di uno spostamento geografico, ma di un cammino interiore, che richiede la totale adesione di Gesù alla volontà del Padre. Sull’esempio di Gesù che ci invita oggi particolarmente alla sua sequela, il Signore mi invita e ci invita a continuare il nostro pellegrinaggio, certi che il Signore ci è vicino e ci aiuta a sostenere il nostro cammino. Per questo oggi rinnoviamo insieme la nostra fiducia nell’amore fedele e misericordioso del Signore che non ci abbandona'.

Queste parole risuonano oggi in un modo del tutto particolare: davanti alla sua bara ci interpellano a fare nostro questo cammino interiore di sequela del Signore che lui ha percorso fino in fondo, in un modo che non temo di definire come eroico. In particolare a me Vescovo e a tutti i sacerdoti, ricorda che il senso della nostra vita e del nostro ministero sta nel donarci senza risparmio nel servizio dei fratelli: è nel dono di noi stessi, la 'carità pastorale', che troviamo sempre nuova forza e nuovo entusiasmo anche in mezzo alle delusioni e alle incomprensioni che spesso ci segnano e ci feriscono.

Per la comunità parrocchiale della Cattedrale questa sorta di testamento spirituale è un impegno a continuare il cammino tracciato da don Mario, mettendo in pratica gli insegnamenti che lui ha dato con il suo esempio più ancora che con le sue parole.

 

Intervento di Aldo Rondina, vice Presidente Consiglio Pastorale della Cattedrale

Caro don Mario, ora che hai concluso il tuo pellegrinaggio, intercedi per noi, in particolare affidiamo alla tua intercessione questa Chiesa di Adria -Rovigo, che per 50 anni hai servito come sacerdote. Prega il Signore perché Vescovo e presbiteri impariamo a donarci senza risparmio nel ministero; chiedi per la nostra chiesa la grazia di nuove vocazioni al ministero sacerdotale e alla vita consacrata; ottieni per le comunità cristiane di cui sei stato parroco il dono di una comunione sempre più profonda nella fede e nella carità.

A conclusione di questa solenne Celebrazione, a nome del Consiglio Pastorale della Cattedrale, esprimo vivissima riconoscenza a mons. Vescovo Pierantonio, al Vescovo Emerito mons. Lucio, a tutti i Sacerdoti, alle Autorità cittadine e provinciali, ai Familiari di Mons. Mario ed a tutti i fedeli che con la loro presenza hanno voluto testimoniare la profonda condivisione in questo momento nel quale ci siamo riuniti per onorare il nostro amato Arciprete e affidarlo con la preghiera alla misericordia del Padre.

Mons. Vescovo ha delineato con efficacia la Sua grande personalità sacerdotale che tanto ha inciso nella vita della nostra Comunità parrocchiale e cittadina.

Caro don Mario (così amava farsi chiamare) la Sua riservatezza non ci avrebbe mai dato il consenso di parlare della Sua persona, ed è per questo che, pur seguendo i criteri di sobrietà che hanno segnato tutta la Sua vita Sacerdotale, vogliamo almeno per una volta aprirLe il nostro cuore di figli per esprimere al Signore la gratitudine per avercelo donato e lasciato tra noi per oltre tre lustri.

Quando giunse ad Adria il 24 ottobre 1999, ben presto abbiamo potuto conoscere la Sua ricchezza di dottrina e di fede espressa in forma così discreta e delicata quasi da scomparire agli occhi dei fedeli. Il Suo forte impegno per la ripresa spirituale della Parrocchia, il Suo atteggiamento di Sacerdote esemplare, la Sua parola semplice ed efficace, il Suo impegno per la conservazione delle tradizioni liturgiche, la Sua costante azione avviata presso le Autorità preposte per la salvaguardia dei sacri edifici della nuova e dell’antica Cattedrale, la Sua solerzia per il recupero delle opere d’arte di pertinenza di questa Chiesa, ora raccolte per le Sue  costanti premure nel Museo della Cattedrale, il Suo impegno per la salvaguardia delle preziose memorie storiche della Città e della Diocesi custodite nell’Archivio e nella Biblioteca Capitolare, hanno contribuito a far crescere sempre più verso di Lei la stima e l’affetto di tante persone.

Fin dall’inizio della Sua missione pastorale in questa città Lei ha guardato con lungimiranza ai giovani, ponendo tra le priorità la Scuola Materna “Maria Immacolata” e l’Oratorio “San Pietro”, considerando queste istituzioni come “fucine per la formazione cristiana” dei parrocchiani. In questo contesto non possiamo dimenticare il Suo sostegno costante al Teatro parrocchiale “B.C. Ferrini”, considerato strumento di perfezionamento culturale dei ragazzi.

Molti sentimenti, molti ricordi passano in questo momento davanti a noi. Non possiamo coglierli tutti e per questo ci soffermiamo su quelli che, più d’ogni altro, serbiamo nel nostro cuore.

Pastore discreto e attento alle necessità di tutti,  ha lasciato a tutti ampia possibilità di espressione, proprio come indicano gli insegnamenti di Gesù espressi nel Vangelo.

Pastore sempre disponibile al dialogo con tutti, proprio come Gesù. Pronto ad incontrare i poveri e le persone più socialmente disagiate, ha sempre raccomandato, specialmente in prossimità di grandi feste ed eventi religiosi, di seguire la dimensione caritativa come Uomo della Misericordia. Proprio con l’esercizio quotidiano della Misericordia ha conquistato il cuore di tutti noi. Anche durante la malattia Lei ha proseguito ad elargire a piene mani la Misericordia del Signore nel confessionale, nella liturgia della Parola, nella celebrazione dell’Eucarestia, nella visita quotidiana (costante e discreta) agli infermi nei luoghi di degenza, ovunque essi si trovassero: Ospedale, Casa di Riposo, Famiglie.

Con il Suo esempio ci ha insegnato a vivere cristianamente la fede ed anche a morire nella Grazia del Signore.

Grazie Don Mario.

Ricordo del Coro Polifonico della Cattedrale di Adria

Carissimo Don Mario,

ora che il Tuo viaggio qui in terra è terminato e, non senza un’ombra di tristezza, Ti abbiamo con i nostri canti dato l’ultimo saluto in Cattedrale, desideriamo di cuore ringraziarTi per il bene che hai seminato fra noi in questi anni: davvero sei stato segno concreto di come, con l’aiuto di Dio, sia possibile vivere in comunione, con e per gli altri, al servizio delle gioie e delle speranze di ognuno, cercando di condividerne il peso delle tristezze e delle angosce, scegliendo la via della compassione e della con-sofferenza, nella predilezione per i più deboli, i più piccoli e poveri, a cominciare dagli ammalati.

Sei stato sempre un preciso punto di riferimento per tutti, guidando la Parrocchia con saggezza e umiltà, coinvolgendoci con la Tua presenza attenta e disponibile, nella quale sempre ci siamo sentiti accolti, con rispetto e delicatezza.

Insieme abbiamo festeggiato ricorrenze importanti e assaporato momenti di gioia, come anche abbiamo condiviso i momenti di dolore che inevitabilmente attraversano le nostre esistenze, tanto nel fiume ampio della vita della Comunità quanto nel torrente degli affetti più intimi: davvero, in tutti questi anni, è stato per noi un vero privilegio poter esserTi vicini e di cuore desideriamo dirTi che tutti -nella grande Famiglia del Coro ma certamente non solo- Ti abbiamo voluto e continuiamo a volerTi bene, che per questi anni trascorsi insieme non possiamo se non esprimere tutta la nostra riconoscenza a Te e al Signore.

Qualche anno fa ci hai accompagnati a Lourdes in pellegrinaggio, facendoci gustare l’incanto della presenza di Maria e la gioia di affidarci al suo amore di Mamma; lunedì sera, poi, qualche ora prima di lasciarci, per l’intercessione di Maria hai voluto un’ultima volta benedire le nostre persone, i nostri affetti, il nostro impegno: desideriamo oggi pensarTi così, inebriato nell’incontro e nella dolcezza dell’amore accogliente della Vergine Madre, da Te tanto amata, Porta del Cielo che certamente già Ti ha introdotto nell’amore ineffabile del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Per fede sappiamo che Tu ora senti in pienezza tutto il nostro affetto, che Ti unisci a noi, ai nostri canti, ai nostri poveri canti, confrontati alle armonie delle quali ormai Tu sei parte; sappiamo che Ti unisci a noi e preghi perché le lacrime di questi momenti, nella fatica del distacco, siano asciugate nella certezza della Tua indicibile perenne gioia nella Casa del Padre e perché la Tua parola e il Tuo esempio siano stimolo per proseguire il cammino con rinnovata speranza, forza, coraggio, nell’attesa di poter ancora e meglio tutti insieme ritrovarci a cantare, per sempre.

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