AL 1° ANNO DALLA SCOMPARSA DI MONS. MARIO FURINI

Ricordo con la S. Messa di suffragio in Cattedrale alle ore 18,30 martedì 8 agosto. Sarà l'occasione per mantenere viva la memoria del nostro Arciprete e per gustare la comunione dei santi: nella fede sappiamo che i santi e i nostri defunti dal cielo camminano con noi nella storia e ci accompagnano con fedeltà.

 

Già un anno è trascorso, un tempo che non permette di superare lo sconcerto e il senso di distacco dalla sua figura, ma utile alla riflessione e ad interiorizzare un messaggio profondo che ci è stato lasciato. Rispettosamente mi faccio portavoce del ricordo profondo che ha lasciato in noi, fedeli, collaboratori, appartenenti ai vari gruppi e associazioni parrocchiali che Egli aveva tenacemente sorretto, incoraggiato e seguito: l’Azione Cattolica, l’Apostolato della Preghiera, i Catechisti, la Corale, Scout e Animatori del Centro Giovanile, Genitori Ancora, la Scuola Materna, il Gruppo del Venerdì, il Gruppo S. Marta che tiene pulita la Cattedrale, il Gruppo di Accoglienza per gli eventi che si tengono in Cattedrale, il Centro Aiuto alla Vita, la Caritas e tanti altri. Un numero incalcolabile di persone di tutte le età, con diversi gradi di istruzione, di estrazione sociale tra le più varie, che hanno ricevuto per i circa 17 anni di sua presenza ad Adria un patrimonio incalcolabile di amore, di disponibilità, di accoglienza, di carità, di sapienza e di fede. Egli aveva un cuore grande, era sempre vicino a tutti, sempre presente, con la sua bicicletta, pronto all’ascolto e al dialogo, all’aiuto spirituale e anche materiale. Spesso, messi a disagio dalla sua enorme disponibilità, non ci rendevamo conto della preziosità della sua costante presenza, non capendo al momento quale importante esempio di amore e di carità ci dimostrava. Tra i tanti ricordi, ne cito uno in particolare: durante un viaggio a Roma per una udienza in Piazza S. Pietro con Papa Francesco, ha abbandonato il suo posto privilegiato tra le autorità accanto al Papa (senza poter più ritornarvi a causa delle rigorose misure di sicurezza), per attendere il mio arrivo assieme alla mia famiglia fuori dal colonnato per accoglierci festosamente e poterci accompagnare nei posti assegnati; solo dopo la cerimonia ho saputo e non da lui. Anche la “sua” casa Canonica era sempre aperta ed accogliente per ospitare a mensa i tanti che vi arrivavano, con la disperazione della povera Agnese prima e della sorella Rosa poi, che all’ultimo momento dovevano aggiungere qualche posto a tavola. Lo chiamavamo tutti Monsignor Mario, scambiandoci innumerevoli volte questo saluto perché non ci veniva spontaneo chiamarlo don Mario, come spesso Lui si presentava al telefono e non voleva assolutamente che lo chiamassimo dottore. Per noi è sempre stato e resterà l’Arciprete della Cattedrale. Nel lungo cammino pastorale svolto nella nostra parrocchia infatti, ha sempre avuto una predilezione particolare per le Associazioni nostre e Cittadine, di qualsiasi estrazione sociale e ci ha insegnato ad amarle, a sostenerle, a proporle nel rispetto delle coscienze e nella confidenzialità dei rapporti personali. Ci ha insegnato a capire il significato della Preghiera, del Rispetto e del Servizio al prossimo, a misurarsi nelle piccole e nelle grandi sfide della vita con la fiducia nella Divina Provvidenza prima che nelle proprie capacità. Quando giunse ad Adria nel 1999, già col Giubileo conquistò ben presto l’animo degli Adriesi con la Sua bontà, ricchezza di dottrina e di Fede, espressa con oratoria ferma ed illuminata. L’atteggiamento di sacerdote esemplare, la parola potente e vibrante (che ancora risuona in questa Cattedrale), il forte impegno per la vita spirituale della Parrocchia, la instancabile attività per la salvaguardia dei sacri edifici della nuova e dell’antica Cattedrale, la ligia adesione alla Liturgia, la solerzia per la valorizzazione e il recupero degli immobili e delle opere d’arte di pertinenza di questa Chiesa anche con la realizzazione del Museo, hanno contribuito a far crescere verso di Lui la stima e l’affetto dell’intera città. Fin dall’inizio della Sua missione sacerdotale si è dedicato ai fedeli, agli anziani ed ai malati, ai quali ha guardato con l’amore di un Padre e la saggezza di un Maestro. Li ha cresciuti nella Fede, li ha aiutati e seguiti, anche nei luoghi più lontani. Negli anni del Suo Ministero adriese è stato anche strenuo difensore delle prerogative della città episcopale, che affondano le loro radici nella Storia. Inoltre, non ha mai trascurato di battersi al fianco delle Autorità per la soluzione dei problemi economici che hanno coinvolto l’area adriese. Non solo buon pastore quindi, ma anche difensore delle istanze comunitarie più importanti.

Grazie Monsignor Mario Furini, padre amatissimo. Questa Comunità parrocchiale e Città riconoscente, La ricorda sempre con tanta devozione e si affida alle Sue intercessioni verso la Madre di Dio Maria Santissima, quale servo buono che ha sempre curato con fedeltà la Casa del Padre.

francesco

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